Simon Says

Paradise square

Galileo Records - 2002

 

Toh! Chi si risente ... A sette anni dalla pubblicazione del loro album d'esordio "CEINWEN", edito nel 1995 per l'etichetta BISHOP GARDEN (BGR 02.1995.01), fanno la loro ricomparsa sul palcoscenico progressive i SIMON SAYS, gruppo svedese che ebbi modo di scoprire inseguendo l'aureo filone scandinavo che negli anni '90 sfornò formazioni del calibro degli ANGLAGARD, ANEKDOTEN o FLOWER KINGS, tanto per citarne alcune. Il loro CD di debutto, seppur risultasse sicuramente ricco di idee e spunti interessanti, mi convinse solo in parte: i sette brani che componevano "CEINWEN" non possedevano, a mio modesto parere, la scintilla capace di infiammare l'ascoltatore. Tutt'altra musica (è proprio il caso di dirlo!) si ascolta in questo "PARADISE SQUARE". La lunga pausa di riflessione che Stefan Renstrom (polistrumentista autore di tutti i brani, leader indiscusso dei SIMON SAYS) e Daniel Faldt (il cantante altro componente dell'originaria formazione) si sono concessi, ha permesso di riprendere il percorso interrotto, sviluppando magistralmente la loro proposta musicale. Quanto oggi si può ascoltare nelle sette tracce che compongono gli oltre 63 minuti di "PARADISE SQUARE", è un rock sinfonico stilisticamente figlio della proposta di alcune formazioni storiche di questo movimento musicale: su tutti i GENESIS della seconda metà degli anni '70. I brani cantati da Daniel Faldt non possono che riportare alla mente Peter Gabriel; alcuni passaggi di tastiera e chitarra riconducono al sound della coppia Tony Banks - Steve Hackett. La proposta musicale dei SIMON SAYS, oltre ad attingere a piene mani da immortali pagine di rock progressivo, va però ancora oltre. Prova ne siano "Paradise square" e "Striking out a single note for love", due lunghe tracks che ad ogni successivo ascolto rivelano nuovi e splendidi particolari; "And by the water" che pare essere stata tratta da uno dei primi mitici album della band del Surrey, o ancora "Fly in a bottle", che racchiude eccellenti arpeggi di chitarra acustica ed un trascinante finale di synth; "Darkfall", unico brano interamente strumentale dell'album, che si permea di atmosfere orientaleggianti grazie all'uso del sitar e si pone quale trait-d'union con il successivo "White glove"; gli ultimi 4 minuti di "Aftermath", brano che chiude l'album, ci regalano un vero e proprio finale da brividi. Ma è con i 15 minuti di "White glove" che i SIMON SAYS raggiungono i vertici della loro creatività, proponendo un brano che sintetizza mirabilmente lo stile musicale che li rende, in definitiva, una splendida realtà. Un consiglio a tutti gli appassionati del genere: un album da possedere assolutamente.

P.S. Desidero dedicare questa recensione ad un amico ed un appassionato di rock progressivo che ci ha prematuramente lasciato all'inizio di Gennaio, dopo aver combattuto a lungo una terribile malattia: ELIO RIBOTTA. Grazie a lui ho cominciato a scrivere su fanzine specializzate i miei primi articoli; insieme abbiamo condiviso per lunghi anni la passione per questo genere musicale. Ciao Elio.

(Luciano Costarella)

Track list:

1. And By the Water (4:45) 2. Paradise Square (13:42) 3. Striking Out a Single Note For Love (11:08) 4. Fly In a Bottle (5:48) 5. Darkfall (2:35) 6. White Glove (15:26) 7. Aftermath (10:02)

Formazione:

Stefan Renstrom - basses; keyboards; (+ narration on 7)
Daniel Faldt - lead & backing vocals (+ sitar on 5 & 6)
Jonas Hallberg - guitars; backing vocals
Mattias Jarlhed - percussion