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Eclat Le cri de la terre Musea - 2002 |
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Un bel disco
di jazz-rock progressivo con qualche venatura hard; niente di imperdibile
e trascendentale, alla fine del cd appare anche un po di noia, però tutto
sommato un bel disco, spesso teso e vibrante, sufficentemente articolato
e fantasioso senza che venga mai persa lucidità nello sviluppo dei brani
e in più suonato come si deve. Si parte con la title track, un incipit
chitarristico scontato dà l'avvio al brano, che poi però si sviluppa con
un serrato dialogo tra la chitarra di Alain Charazzo (che nella vita deve
aver ascoltato molto sia Petrucci che Holdsworth) e le tastiere di Thierry
Massè, dialogo che caratterizza un pò tutto il lavoro, con la sezione
ritmica che spinge il brano ma con modalità strutturalmente complesse.
Un coro gregoriano introduce il secondo pezzo ("eternitè") che prosegue
poi in maniera tirata nella terza traccia ("tri-un") dove un violino crea
non disprezzabili arabeschi per poi lasciare spazio ad una bella e suggestiva
parte pianistica, riapparendo nel finale. Arriviamo poi all'unico brano
cantato ("la via du sonora") ed è un mezzo passo falso se non altro proprio
per il cantato; il disco procede su queste coordinate per tutti i restanti
brani, con la romantica "mr2" e con "horizon purpre" che inserisce elementi
orientaleggianti in un brano fusion. Insomma un prodotto di buon livello:
non farà gridare al miracolo nè esalterà, complice un certo manierismo
che rende il tutto forse un pò pedante, però piacerà, e non poco, agli
amanti del genere. Track list: 1. le cri dela terre 2. eternitè 3. tri un 4. la vie de sonda 5. la porte.... 6. mr2 7. energies 8. horizon pourpre 9. aurore boreale
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