Eclat

Le cri de la terre

Musea - 2002

 

Un bel disco di jazz-rock progressivo con qualche venatura hard; niente di imperdibile e trascendentale, alla fine del cd appare anche un po di noia, però tutto sommato un bel disco, spesso teso e vibrante, sufficentemente articolato e fantasioso senza che venga mai persa lucidità nello sviluppo dei brani e in più suonato come si deve. Si parte con la title track, un incipit chitarristico scontato dà l'avvio al brano, che poi però si sviluppa con un serrato dialogo tra la chitarra di Alain Charazzo (che nella vita deve aver ascoltato molto sia Petrucci che Holdsworth) e le tastiere di Thierry Massè, dialogo che caratterizza un pò tutto il lavoro, con la sezione ritmica che spinge il brano ma con modalità strutturalmente complesse. Un coro gregoriano introduce il secondo pezzo ("eternitè") che prosegue poi in maniera tirata nella terza traccia ("tri-un") dove un violino crea non disprezzabili arabeschi per poi lasciare spazio ad una bella e suggestiva parte pianistica, riapparendo nel finale. Arriviamo poi all'unico brano cantato ("la via du sonora") ed è un mezzo passo falso se non altro proprio per il cantato; il disco procede su queste coordinate per tutti i restanti brani, con la romantica "mr2" e con "horizon purpre" che inserisce elementi orientaleggianti in un brano fusion. Insomma un prodotto di buon livello: non farà gridare al miracolo nè esalterà, complice un certo manierismo che rende il tutto forse un pò pedante, però piacerà, e non poco, agli amanti del genere.
Voto: 6 1/2

(Michele Chiusi)

Track list:

1. le cri dela terre 2. eternitè 3. tri un 4. la vie de sonda 5. la porte.... 6. mr2 7. energies 8. horizon pourpre 9. aurore boreale